Haruki Murakami

Ma gli era veramente amico? oppure era soltanto una recita, nulla di più?

Kafuku riflettè. “Entrambe le cose” disse. “Io stesso non riuscivo più a distinguere il confine. Ma recitare sul serio significa proprio questo.

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Spero davvero che a Denver, o in qualche altra città in capo al mondo, Kitaru conduca una vita felice. O se non proprio una vita felice, se è chiedere troppo, gli auguro perlomeno di passare questa giornata bene, senza problemi. Nessuno può sapere cosa sogneremo domani.

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Io sento che quello è stato il mio primo incontro con Emu. In realtà non è andata esattamente così, ma pensarlo aiuta a dare un filo logico alla storia. Io avevo quattrodici anni, e lei anche. Era quella l’età giusta per incontrarci. In una dimensione ideale.

Uomini senza donne – Murakami Haruki

Patti Smith

Just kids – Patti Smith I

Accettai con solerzia l’idea di Dio. Immaginare una presenza sopra di noi, in perenne movimento, simile a stelle liquide, mi rallegrava.

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(Poesia):

Il termine da solo testimoniava a stento la magnificenza dell’animale, nè comunicava l’emozione che aveva saputo scatenare. La vista del cigno generò in me un’urgenza per la quale non conoscevo parole; un desiderio di parlare del cigno, di dire del suo biancore, dell’esplosività dei suoi movimenti e del suo lento battere d’ali.

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Per un po’ le portai rancore. Era la messaggera, oltre che il messaggio.

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Sentivo di essermi trasformata, commossa dalla rivelazione che gli esseri umani creano l’arte, che essere un artista voleva dire vedere ciò che gli altri non potevano vedere.

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I suoi occhi di bambino immagazzinavano ogni guizzo di luce, lo scintillio di un gioiello, il ricco paramento di un altare, la lucidatura di un sassofono dorato o un campo di fiorellini blu a forma di stella. Colorare lo entusiasmava, non l’atto di riempire uno spazio, quanto la scelta di colori che nessun altro avrebbe scelto. Nel verde delle colline lui vedeva rosso. Neve viola, pelle verde, sole d’argento.

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Avevamo il nostro lavoro e ciascuno di noi poteva contare sull’altro. Non avevamo soldi a sufficienza per andare ai concerti o al cinema o per comprare nuovi dischi, ma facevamo suonare e risuonare quelli che già possedevamo. Ascoltavamo la mia Madame Butterfly cantata da Eleanor Steber. A love supreme. Between the buttons. Joan Baez e Blonde on blonde.

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Compresi che ciò che conta è l’opera in sè: il filo di parole ispirato da Dio che diventano poesia, la tramatura di colore e grafite scarabocchiata sul foglio a magnificare il suo gesto. Raggiungere in un’opera il perfetto equilibrio tra fede e compimento. Da questa condizione mentale promana una luce permeata di vita.

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Cominciammo a farci più regali. Cosucce che costruivamo di persona o che recuperavamo nell’angolo polveroso delle vetrine dei robivecchi. Oggetti che nessun altro voleva. Croci fatte di ciocche di capelli intrecciate, ciondoli ossidati e haiku d’amore scritti su cartoncinia adorni di fiocchetti e stringhe di cuoio. Lasciavamo bigliettini, dolcetti. Cose. Quasi che potessero tappare un buco, riparare un muro in rovina. Colmare la ferita che entrambi avevamo allargato per fare posto ad altre esperienze.

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Fare l’attore somigliava a fare il soldato: si doveva sacrificare se stessi per un bene più grande.

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Robert cominciava a inserirsi nell’alta società. In un certo senso, confrontarmi con questa sua trasformazione per me fu più difficile di quanto non lo fosse stato misurarmi col cambiamento dei suoi orientamenti sessuali; in quel caso avevo soltanto dovuto comprendere e accettare la natura duplice della sua sessualità. Per tenere il passo in società, invece, avrei dovuto sacrificare il mio modo di essere.

Alcuni di noi nascono ribelli. Ricordo di quando, passeggiando con mia madre, di fronte alle vetrine dei negozi, le avevo domandato perchè la gente non le prendesse a calci; lei mi aveva spiegato che ci sono regole non scritte, e che proprio grazie a queste regole di comportamento sociale le persone possono convivere. L’idea di essere nata in un mondo in cui tutto era già pianificato da quelli che ci avevano preceduto mi aveva fatto sentire in gabbia. Mi ero sforzata di sopprimere gli impulsi distruttivi e di lavorare invece su quelli creativi, ma ciononostante quella piccola parte di me che detestava le regole non era affatto morta.

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Patti Smith – Just Kids

 

Death · Patti Smith

Robert Mapplethorpe

Perchè non so scrivere qualcosa che possa risvegliare i morti? Non ho mai superato il desiderio di creare una stringa di parole più preziose degli smeraldi di Cortès. Però ho una ciocca dei suoi capelli, un pugnetto delle sue ceneri, una scatola di lettere, un tamburello di pelle. E nelle pieghe di una velina viola sbiadita, una collana, due placche viola incise in arabo, legate con fili neri e d’argento, regalatemi da un ragazzo che amava Michelangelo.

Patti Smith, Just Kids

patti