Faith · George Pelecanos

George Pelecanos – The cut

He would not ask forgiveness for the taking of another man’s life. Just like those who had shot him in Iraq, the man in the parking lot had intended to kill him. In fact, when Lucas prayed he never asked for anything. He had not even begged for a miracle while his father was dying of the brain cancer that had quickly claimed him. Instead, he silently said the same prayer he had always said in church, in the privacy of his home, and in the Middle East: Thank you, God, for the gift of life you have given me, and the gift of life you have given to my family and friends.

Lucas did not have the absolute faith his mother and his brother Leo possessed. He had seen too many bodies zipped into rubber bags, seen so much random death that he was no longer certain of an afterlife. But he did feel that the life he had, here on earth, was no molecular accident. It had been granted to him, and it was a blessing. He came to church to give testimony to that, to express his gratitude, and to be a part of this community that had meant a great deal to him throughout his life. He saw his people here. In the fathers of others he saw his own father in the church.

“…For there is no man who lives and sins not”, said the priest. 

And Lucas thought, Amen.

Death · Patti Smith · Rockenrolla

Ci salutammo e lasciai la stanza. Qualcosa però mi spinse a tornare indietro. Era scivolato in un sonno leggero. Restai a guardarlo. Così sereno, come un bambino vecchissimo. Aprì gli occhi e mi sorrise. “Sei già tornata?”

Poi si riaddormentò.

L’ultima immagine di lui fu come la prima. Un giovane che dormiva ammantato di luce, che riapriva gli occhi col sorriso di chi aveva riconosciuto colei che mai gli era stata sconosciuta.

Patti Smith, Just Kids

Places

Parigi! il semplice suono di quel nome  l’aveva scosso fin nelle più intime fibre, l’aveva riportato a un tempo in cui il peso del mondo era  puro e leggero come il fiero, invisibile uccello di cui gli pareva sempre di sentirsi gli artigli alle spalline del giubbotto da paracadutista, dove spiccavano i gradi di tenente. Ah, se ricordava i viali di Parigi e gli alberi e la miracolosa facilità della conquista, sul far della sera, e i mattini, i pigri mattini azzurri e gialli, le loro tazzine di caffè bollente, i loro panini croccanti, la loro promessa di vita eterna.

Richard Yates, Revolutionary road

Richard Yates

Revolutionary road – Richard Yates

L’avevano letta nei cenni e nei sorrisi di scusa scambiati al momento del congedo, e nella spasmodica fretta con la quale correvano alle automobili, per tornare alle loro case e a tutte le prospettive di fallimento più vecchie, meno esplicite, che fossero lì ad attenderli.


La Foresta Pietrificata non si poteva certo definire un capolavoro; ma era pur sempre un buon lavoro, con una problematica centrale che era altrettanto valida oggi di quanto lo fosse negli anni Trenta. (“Ancora più valida, anzi”, continuava a dire un tale a sua moglie, la quale si mordeva le labbra e annuiva, con l’aria di approvarne perfettamente il punto di vista. “Ancora più valida, se ci pensi bene”.)


Le persone intelligenti e sensate dovevano fare buon viso a cattivo gioco di fronte a situazioni del genere, così come facevano con le assurdità ben maggiori  rappresentate da impieghi in città mortalmente noiosi e da abitazioni suburbane mortalmente noiose. Le circostanze economiche potevano obbligarti a vivere in un ambiente del genere, ma ciò che contava era non farsi  contaminare. L’importante era, sempre, ricordare chi eri. 


La felicita quanto tacita consapevolezza che loro quattro erano i soli dolorosamente vivi, nell’ambito di una civiltà intossicata e morente.


Tutto quello che dicevi era basato  su quella che è la nostra premessa fondamentale, che noi siamo qualcosa di diverso e superiore, e io avevo una gran voglia di dire: “Ma non lo siamo! Ma guardaci!  Siamo tali e quali la gente di cui stai parlando! Siamo la gente di cui stai parlando!”