Cornuti

-Non metterti in testa che gli sbirri siano tutti stupidi: ce ne sono che, a uno come te, possono togliere le scarpe dai piedi; e tu cammini scalzo senza accorgertene. Nel ’35, ricordo, c’era qui un brigadiere… Che fiuto aveva, figlio di…: era nato sbirro così come si nasce preti o cornuti. Non credere che uno è cornuto perché le corna gliele mettono in testa le donne, o si fa prete perché ad un certo punto gli viene la vocazione: ci si nasce. Ed uno non si fa sbirro perché ad un certo punto ha bisogno di buscare qualcosa, o perché legge un bando d’arruolamento: si fa sbirro perché sbirro era nato.

Dico per quelli che sono sbirri sul serio; ce n’è, poveretti, che sono paste d’angelo. E questi io non li chiamo sbirri. Un galantuomo come quel maresciallo che c’era qui durante la guerra, come si chiamava? quello che stava bene con gli americani: e quello sbirro lo vuoi chiamare? Favori ne faceva: e noi gliene abbiamo fatti. Un galantuomo. Non era nato sbirro, ecco; e stupido non era. Tra quelli che chiamiamo sbirri ci sono gli stupidi, ci sono i galantuomini e ci sono gli sbirri veri, gli sbirri nati. E così è coi preti.

-E i cornuti?

-Vengo coi cornuti, ora. Uno scopre le tresche che gli fanno in casa, fa un macello: non è cornuto nato. Ma se fa finta di niente, o con le corna si dà pace: e allora è nato cornuto.

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«Nel ’27» disse il giovane «c’era il fascismo, la cosa era diversa: Mussolini faceva i deputati e i capi di paese, tutto quello che gli veniva in testa faceva. Ora i deputati e i sindaci li fa il popolo…».

«Il popolo» sogghignò il vecchio «il popolo… Il popolo cornuto era e cornuto resta: la differenza e che il fascismo appendeva una bandiera solo alle corna del popolo e la democrazia lascia che ognuno se l’appenda da sé, del colore che gli piace, alle proprie corna… Siamo al discorso di prima: non ci sono soltanto certi uomini a nascere cornuti, ci sono anche popoli interi; cornuti dall’antichità, una generazione appresso all’altra».

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«Il popolo, la democrazia» disse il vecchio rassettandosi a sedere, un po’ ansante per la dimostrazione che aveva dato del suo saper camminare sulle corna della gente «sono belle invenzioni: cose inventate a tavolino, da gente che sa mettere una parola in culo all’altra e tutte le parole nel culo dell’umanità, con rispetto parlando…

Leonardo Sciascia -Il giorno della civetta

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