Revolutionary road – Richard Yates

L’avevano letta nei cenni e nei sorrisi di scusa scambiati al momento del congedo, e nella spasmodica fretta con la quale correvano alle automobili, per tornare alle loro case e a tutte le prospettive di fallimento più vecchie, meno esplicite, che fossero lì ad attenderli.


La Foresta Pietrificata non si poteva certo definire un capolavoro; ma era pur sempre un buon lavoro, con una problematica centrale che era altrettanto valida oggi di quanto lo fosse negli anni Trenta. (“Ancora più valida, anzi”, continuava a dire un tale a sua moglie, la quale si mordeva le labbra e annuiva, con l’aria di approvarne perfettamente il punto di vista. “Ancora più valida, se ci pensi bene”.)


Le persone intelligenti e sensate dovevano fare buon viso a cattivo gioco di fronte a situazioni del genere, così come facevano con le assurdità ben maggiori  rappresentate da impieghi in città mortalmente noiosi e da abitazioni suburbane mortalmente noiose. Le circostanze economiche potevano obbligarti a vivere in un ambiente del genere, ma ciò che contava era non farsi  contaminare. L’importante era, sempre, ricordare chi eri. 


La felicita quanto tacita consapevolezza che loro quattro erano i soli dolorosamente vivi, nell’ambito di una civiltà intossicata e morente.


Tutto quello che dicevi era basato  su quella che è la nostra premessa fondamentale, che noi siamo qualcosa di diverso e superiore, e io avevo una gran voglia di dire: “Ma non lo siamo! Ma guardaci!  Siamo tali e quali la gente di cui stai parlando! Siamo la gente di cui stai parlando!”


 

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s